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Scritto da Andrea   
mercoledì 16 novembre 2005
Negli giorni passati siamo entrati in contatto con un giornalista che collabora con la versione on-line del quotidiano La Stampa. Dopo avermi inviato diverse domande via email ha pubblicato Mercoledì 16 Novembre un articolo, nella sezione High Tech del giornale. Ivan Fulco, questo il nome del giornalista, è riuscito in poco spazio ed in poche e mirate domande a sintetizzare il nostro progetto. Il nostro ringraziamento a lui è dovuto sia per l'attenzione che ci ha dedicato, sia per la professionalità e l'assoluta fedeltà con la quale ha riportato le nostre risposte.


Di seguito il testo integrale:




 16 novembre 2005

Internetcrazia: In rete il partito della democrazia-web

di Ivan Fulco


Non c'è solo Beppe Grillo, in Italia, a sperimentare iniziative di democrazia diretta dalle pagine della grande Rete. Gli esperimenti di partecipazione popolare via Internet non sono una novità dell'ultim'ora, eppure nessuno, fino ad oggi, aveva cercato di entrare a Palazzo dalla porta principale, trasformando la web-democracy in un partito e scegliendo di presentarsi direttamente alle elezioni. L'idea, o il sogno, di cinque ragazzi di Modena e Reggio Emilia, tutti tra i 28 e i 30 anni, si chiama Internetcrazia. Ovvero, il partito per la democrazia diretta tramite Internet. Pochi giorni fa, l'8 novembre, è partita la prima campagna di tesseramento. Lunedì 5 dicembre inizieranno le attività dei soci. Tutto, come naturale, rigorosamente online.

Internetcrazia non ha un programma, né un orientamento politico. Non è di destra né di sinistra. Le decisioni vengono prese dall'assemblea permanente dei soci, ovvero da tutti gli iscritti, attraverso discussioni e votazioni dirette sul sito del partito. Andrea Menozzi è uno dei soci fondatori. A lui, e a suoi quattro compagni di avventura, il compito di guidare Internetcrazia verso il primo obiettivo del movimento, le prossime Politiche del 2006.

Dottor Menozzi, perchè Internetcrazia?
Abbiamo scelto un nome forte e volutamente provocatorio. Rappresenta per noi una scelta di totale discontinuità con ogni terminologia politica esistente, la "presunzione" di dover ricorrere ad un neologismo per identificarci. Internetcrazia vuole quindi esprimere la sintesi della nostra proposta: un modello di democrazia diretta applicata.

Quali saranno le forme di questa "democrazia diretta applicata"?
Non poniamo nessun limite all'estensione della collegialità nelle decisioni. Tutto ciò che ad oggi avviene nelle camere dovrebbe essere scelta collettiva. Il percorso deve sicuramente essere graduale, il primo passaggio sarà quella che noi chiamiamo "la rappresentanza diretta". Questo significa che i parlamentari Internetcratici si cureranno di riportare le discussioni delle Camere all'interno dello strumento di democrazia diretta elettronico e, solo in base a tale responso, si esprimeranno in Parlamento. Loro compito sarà anche quello di mediare il linguaggio e tutti i tecnicismi politici incomprensibili ai più: rappresentano quindi una vera e propria interfaccia fra la nostra democrazia diretta ed il Parlamento italiano. Ad oggi le decisioni che non possono seguire questo percorso sono poche, per lo più nell'area della sicurezza, tema la cui prerogativa è del Ministero degli Interni. Precisiamo infine che la democrazia diretta non interverrebbe sulle funzioni esecutive ma solo sulle legislative.

Tutte le decisioni del movimento verranno quindi determinate dal voto degli iscritti?
Assolutamente sì. Il movimento è strutturato per vivere la democrazia diretta internamente in modo trasparente, a partire dai rendiconti economici fino alla scelta dei candidati.

Ma un partito senza direttrici politiche è un partito senza identità?
L'identità di un partito politico credo si possa individuare dalla sua storia, dai valori fondanti e da come sono incarnati nel presente. L'Italia ha una buona esperienza di formazioni politiche la cui collocazione ideologica è difficile da individuare in contesti più larghi rispetto a quello nazionale, sia per come sono nati sia per cosa sono diventati: non ci sentiamo quindi in imbarazzo a proporre una strada nuova. La nostra identità è inscindibilmente legata ai valori fondanti della democrazia, la base sui cui si dovrebbero poggiare le ideologie dei partiti, ma che ad oggi sembra in larga parte smarrita. L'incolmabile distanza fra le istituzioni ed i cittadini e i numerosi episodi in cui la volontà manifesta del popolo è stata calpestata, lo dimostrano; basta ricordare i recenti interventi militari o i referendum ignorati. Affermare quindi oggi, nel 2005, che la volontà ed il potere sono del popolo, e che ciò ha la priorità, è insieme arcaico e innovativo. Il nostro agire è orientato alla trasparenza e al dialogo, valori smarriti da molti rappresentanti e formazioni politiche.

In che posizione dell'emiciclo parlamentare si siederanno i deputati di Internetcrazia?
Dove ci sarà posto. La collocazione geopolitica per noi non ha alcun significato. Destra, Sinistra e Centro sono coordinate che non sono in grado di determinare la nostra posizione. Se le identificassimo come gli assi cartesiani X,Y,Z noi saremmo il metro: la scala graduata con la quale si misura il grado di democrazia.

I fondatori di Internetcrazia cos'hanno votato fino ad oggi?
Internetcrazia è stata fondata da un piccolo gruppo di persone che hanno voluto decidere solo le linee guida del movimento, lasciando così le decisioni importanti ad una collegialità più ampia e rappresentativa.

In un paese dov'è forte il problema del Digital Divide, Internetcrazia non rischia di essere la democrazia del popolo della Rete, quindi di una ridotta parte della popolazione?
Questo è un rischio concreto ed un tema molto dibattuto al nostro interno. La necessità che ha colto Internetcrazia al momento della sua nascita, era di portare una proposta concreta per la realizzazione di meccanismi di democrazia diretta: una mancanza palese in altre iniziative simili. Ad oggi il canale Internet rappresenta l'unico mezzo di cooperazione possibile. Il percorso più probabile per superare questo gap passa per due elementi chiave: la possibilità di fruire del sistema tramite telefono cellulare (come sta avvenendo in Svizzera con il voto via SMS) e la creazione e diffusione di "Vote Point". Questi dovrebbero essere punti in cui si può accedere al sistema di voto e dove operatori specializzati possono fornire le informazioni opportune. In realtà pensiamo che questo secondo strumento, nel prossimo futuro, dovrebbe essere un servizio dello Stato al cittadino, da attivarsi nei comuni, biblioteche e uffici pubblici.

Cosa pensa delle iniziative di democrazia diretta di Beppe Grillo, che intorno al suo blog sta raccogliendo consensi e contributi economici?
Molti frequentatori del blog sono nostri associati ma, cogliamo l'occasione per dirlo, non siamo una costola di questa comunità. Beppe Grillo rappresenta nella rete un riferimento certo e una fonte credibile di informazione alternativa ai media nazionali. Il suo carisma lo porta a fare denunce e provocazioni forti, tali da saper infiammare migliaia di persone. Questo credo che sia il suo scopo principale e lo raggiunge con ottimi risultati direi. Le sue iniziative non credo si possano definire propriamente di democrazia diretta, lo sarebbero se raccogliesse firme per referendum o proposte di legge. Diciamo che sono iniziative lodevoli e nate dalla gente, sicuramente dimostrano la voglia di partecipare di far sentire la propria voce. Un sentimento per il quale sono disposte a spendersi in prima persona ed a autofinanziarsi: questo è il motore che anima la democrazia diretta.






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