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Politica Low Cost? PDF Stampa E-mail
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PeggioreMigliore 
Scritto da Il Presidente   
martedì 23 agosto 2005

Un po' di storia

Nei primi mesi del 1992 scoppia "Mani Pulite" e l'italia "scopre" che la politica, oltre ad essere un po' sporca, è molto costosa.
Si appura che le segreterie dei partiti spendono decine di miliardi per la loro sussistenza, cifre ben al di là di quelle ottenute dello stato. Dallo scandalo si indice il referendum del 18 Aprile 1993, che abroga il finanziamento pubblico dei partiti i quali dovrebbero finanziarsi autonomamente.


La situazione odierna

Ad oggi il problema del costo dei partiti politici è assolutamente irrisolto e da tutti riconosciuto. In una recente intervista a Panorama (http://www.panorama.it/italia/politica/articolo/ix1-A020001032053) il coordinatore dei fondi per la campagna di Prodi ha ripreso il dibattito e parlato delle cifre necessarie da raccogliere. Riportiamo alcuni passi:

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Con quali mezzi Prodi è sceso in campo?
Per il momento abbiamo due rubinetti, la fondazione Governareper e il comitato Per Prodi presidente. La fondazione raccoglie contributi non anonimi, a cominciare dalle quote da 50 mila euro versate dai soci fondatori.


Chi sono fino a oggi?
Cinque fondatori, oltre me: gli imprenditori Giuliano Mussini, Vito Pertosa e Pino Rasero; l'ex presidente della Banca popolare di Milano, Paolo Bassi; Linda Costamagna, moglie di Claudio, il capo in Europa della banca d'affari Goldman Sachs. Finora la fondazione ha raccolto oltre 500 mila euro.Poca roba. Contiamo di arrivare presto a 2 milioni di euro. Comunque la campagna di Prodi sarà all'insegna di una  parola d'ordine: sobrietà.

Ha già pronto un numero?
Almeno tre milioni di euro.

Accidenti.
Guardi che oggi, per un collegio a rischio, non si spendono meno di due milioni di euro. Nessuno ne parla, perché è un argomento scomodo, ma in Italia c'è un grande problema: la politica costa troppo.

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D'altra parte le cifre qui riportate sono assolutamente minimali, basti pensare che un manifesto 6x3 arriva a costare circa 200 euro tra stampa, affissione e posizione; il solo manifesto intorno ai 50 euro. Un partito, un candidato, si trovano quindi a dover "rastrellare" milioni di euro da generosi e disinteressati finanziatori. Dall'altra parte dell'oceano le cose forse sono ancora peggiori, Bush ha raccolto (ufficialmente) 136 milioni di dollari per la campagna presidenziale; commenti ed implicazioni su chi ha finanziato e cosa avrà chiesto in cambio,sono superflue.


Come si pone Internetcrazia

Siamo fermamente convinti che i partiti ed i candidati che ricevono ingenti finanziamenti, corrano grossi pericoli di essere influenzati, più o meno direttamente, da chi ha versato importanti somme per la riuscita della operazione politica. Nella nostra società così mediatica sembra impossibile imporsi senza un marketing  adeguato ed una alta visibilità. La propagnada politica è diventata quindi marketing puro, dove si trasmettono colori,marchi e slogan; i contenuti ed i programmi sono in secondo piano; siamo certi che la percentuale degli elettori che hanno letto il programma politico del partito, a cui hanno affidato il voto, è infinitesimale.  Questo meccanismo genera quindi costi insostenibili e inquina profondamente l'agire politico.

Internetcrazia è stata fondata da giovani (nessuno ha compiuto trent'anni) e fortunatamente non può contare su "amici" che versano 50.000 euro a testa alla causa. 
La mancanza di mezzi economici ci riperta però alla dimensione più vera della politica, del confronto diretto, un rapporto "peer to peer" per usare un termine informatico, dove chi si avvicina trova interlocutori non slogan publicitari!

Un'idea nuova, limpida e innovatrice non ha bisogno di grande pubblicità per diffondersi, il suo mezzo di propagazione è l'entusiamo di chi è coinvolto!

Ultimo aggiornamento ( martedì 11 ottobre 2005 )
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