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Diario
29 febbraio 2008
7 giorni fa
L'essere umano è un orologio, un calendario sul quale, senza saperlo, segna le ore che passano, conta i giorni trascorsi e allo scadere del tempo scatta qualcosa. Senza che se ne renda conto gioisce per una ricorrenza lieta o la vista si appanna dietro le lacrime a causa di un ricordo triste. Come oggi, sette giorni dopo che te ne sei andato papà. In questa settimana ho voluto costruire una teca nella quale conservare i ricordi e lasciare fuori il dolore. Ma le mie mani inesperte ne hanno realizzata una quadrata. Così i pensieri urtano contro gli spigoli e portano con loro quella sofferenza che avrei voluto escludere. E' come se il ricordo avesse nel suo dna un sentimento triste. Mi servirà del tempo per imparare a costruire una teca tonda, senza asprezze, dove far correre liberi i pensieri. Ma la vorrò anche trasparente, per guardarli e poter sorridere, fare passare la luce perchè si nutrano e crescano come nella più semplice delle fotosintesi. La pianta dei miei ricordi, papà, crescerà forte e libera. Talmente forte da resistere al vento delle parole vuote e talmente libera da arrivare ad afferrare il sole lontano da sguardi spenti. Intanto il dolore c'è, esiste, vive nascosto e, come il più cinico tra i postini, oggi ha bussato ancora e mi ha trovato in casa, nudo e impreparato. Mi ha consegna un pacco di lacrime vecchie, irrefrenabili, di un pianto infinito in cui è un corpo quello che piange e tu non puoi farci niente se non assecondarlo. Il dolore mi ha raggiunto e pugnalato. Inesorabile, con uno scoppio violento ho sentito la pioggia sulla mia faccia nonostante il cielo senza nuvole. Sono rimasto nel buio e mi sono lasciato trascinare come un tronco da questo fiume in piena. E quella che laggiù in fondo mi sembrava una vertiginosa cascata, si è poi rivelata una liberazione. Passerà la tristezza e rimarranno i ricordi. Qualcuno germoglierà, custodito nella linfa dopo avere riposato per anni nella mia memoria. Verranno fuori tutti, uno a uno, ma tutti. Uno, il primo, pensavo di non conoscerlo e invece era mio, un ricordo mio. Di quando mio padre mi insegnò le parole crociate. Lui comprava la settimana enigmistica e io la prendevo quando la appoggiava sul tavolino del salotto, per fare l'unico gioco in cui riuscivo: unire tutti i puntini per vedere quale figura sarebbe comparsa quella volta. Indifferente, si alzava dal divano per lasciarmi la possibilità di osare. Poi mi aiutò a capire che infilando una parola in orizzontale e un'altra in verticale si poteva magicamente completare uno schema. Le parole si incastravano tra loro e alla fine tutto tornava; qualche volta anche inventando una parola sconosciuta con una lettera scarabocchiata. Se ci penso un attimo, forse questo è il senso della vita: un foglio bianco da riempire dopo averne capito il concetto e, se proprio necessario, anche improvvisando un po'. Solo così potrai vivere quasi giocando in un incastro di eventi sconosciuti. In fondo è quello che ha fatto anche lui. E quando ha scritto l'ultima parola, se n'è andato in silenzio, quasi si stesse alzando da quel divano. Avrei voluto tenerti per mano ancora una volta, papà. Accompagnarti fino alla porta e dirti con dolcezza "vai, non preoccuparti, saremo sempre insieme." Sono rimasto con il cruciverba tra le dita e in questi giorni mi sorprendo a cercare un senso unendo i puntini neri. E aspetto che compaia una figura.

******* 17 ottobre
CHIARA: Ho bisogno di sentire la sua voce, l'ho dimenticata. Se non ci fossero le foto non ricorderei neanche il suo viso. Ma io non voglio dimenticarlo. --------- AF: Non lo dimenticherai mai. E' giusto che sia così. --------- CHIARA: Com'era la voce? --------- AF: Forse riesco a fartela sentire ancora. Sto lavorando a una certa cosa. Dammi un po' di tempo e la sentirai ancora. --------- CHIARA: Sarà una grande emozione. --------- AF :Lo so. infatti sto tardando ancora anche per questo: non sono ancora pronto per sentirla. --------- CHIARA: La sentiremo tutti insieme. --------- AF: Certo. E poi parleremo di lui e di noi. Come eravamo e come siamo. E questo ci aiuterà a essere migliori e più forti. Ma soprattutto sempre più innamorati di lui. --------- CHIARA: :) non aspetto altro. ---------
... l'Albatroferito ha una cucciola di albatro. Anche lei è ferita.
| inviato da albatroferito il 29/2/2008 alle 17:21 |
gwcached,76
1 giugno 2007
Blog off
"Ho volato per miglia tra le nuvole, disegnando geroglifici d'aria dentro figure geometriche nuove. Ho planato lungo le onde del mare, giocando tra la schiuma che si infrange in un turbine d'acqua ruggente. Sfruttando le correnti ascensionali dei miei pensieri, tornavo su a guardare il respiro in quel movimento eterno. Più di mille uomini scrutavano l'orizzonte aiutati da un cannocchiale ..." Iniziava così la mia vita da blogger. Era il 5 novembre 2003 e bit ne sono passati un'infinità sotto questi ponti costruiti sull'accesso remoto della mia anima. Ho incontrato persone virtuali che mi hanno affascinato e altri (pochi) che mi hanno deluso. Ho abbracciato Vetro, scheggia impazzita nella metropoli milanese e baciato Animalinda alla quale è bastato guardarla negli occhi per comprenderne la genuinità, come la città che ci ha accolto. E c'è un unico rimorso che galleggia su questa zattera che mi ha traghettato da una sponda all'altra dell'oceano: avere conosciuto l'amico Welby troppo tardi. Vorrei scrivere tutte le sensazioni che mi hanno accompagnato in questo lungo viaggio ma il tempo ormai fugge rincorso da impegni che ogni tanto perdo per strada; quegli stessi impegni che oggi mi convincono a dire che questo blog chiude. Lo lascerò così, congelato, ghiacciolo di un'esperienza bella e profonda che mi ha persino aiutato a crescere e a capire che oggi, dopo 4 anni, sono una persona migliore. Il saluto è per tutti quelli che passeranno di qua nella speranza di trovare ancora un post. L'abbraccio per chi lo vorrà: urlate la vostra rabbia in questo oceano o i rumori del mondo finiranno per nascondere le voci delle persone.
Blog off
| inviato da il 1/6/2007 alle 19:39 | |
gwcached,76
29 marzo 2007
Giggirriva
La CEI ammonisce i nostri politici dicendo loro che se voteranno a favore dei Dico daranno dimostrazione di incoerenza ... come se questo fosse ancora un valore nelle corde di chi siede sul velluto porpora degli scranni. E sarà per questo, sarà per le cronache che ci ricordano che il nostro è un paese fondato sugli scandali, ma i pensieri hanno fatto un guizzo e sono passati davanti a Riva, l'uomo che rifiutò le grandi piazze per vivere a Cagliari, il fuoriclasse che Brera aveva soprannominato Rombo di Tuono, il campione il cui nome veniva pronunciato tutto attaccato: giggirriva. Icona del calcio pulito, per lui varrebbe il detto "poveri ma belli". E' stato sicuramente più di un calciatore: avrebbe potuto cavalcare l'onda dell'avere e invece ha preferito la qualità della vita, preferendo essere. Poche parole, un po' come piace a lui. Coerente e lontano da scandali e pettegolezzi, potrà anche essere un po' poco per amarlo; Ma allora perchè bisognerebbe farlo? 1) Perché nel giorno in cui compì 40 anni, andò al Sant'Elia, calzò le scarpette, mise l'allora portiere del Cagliari Minguzzi tra i pali, fece 10 gol su 10 tiri dal limite dell'area e alla fine commentò: "Che c'è da stupirsi, fossero stati 30 su 30 potevo anche capire, ma così è facile". Aveva smesso di giocare da 8 anni. 2) Perché è stato l'unico giocatore per la quale la Juventus arrivò a offrirne sette (fra cui i nazionali Cuccureddu e Bettega) oltre a un miliardo nel 1973. 3) Perché quando ruppe il braccio al giovane Danilo Piroddi con un tiro in allenamento, tutti i ragazzini cagliaritani invidiarono il giovane tifoso che per risarcimento ricevette un autografo sul gesso, un pallone, l'ingresso dalla pista d'atletica dello stadio Olimpico e la dedica del gol "commissionato" prima della partita con la Lazio. 4) Perché per lui si parlava di palla-gol già a 30 metri dalla porta. 5) Perchè se un bambino lo chiama per strada, lui si ferma e lo saluta con un sorriso mentre sotto le lenti scure i suoi occhi si riempiono di lacrime.
| inviato da il 29/3/2007 alle 18:39 | |
gwcached,76
20 marzo 2007
He's a man
E adesso, dopo il giusto impegno messo in campo dai media di mezzo mondo preoccupati per la sorte del giornalista Daniele Mastrogiacomo; dopo fiumi di inchiostro, miliardi di bit e infiniti appelli che hanno attraversato tutti i canali di comunicazione disponibili nel tentativo di riuscire a muovere quanta più coscienza possibile attorno a chi poteva salvargli la vita; dopo decine di migliaia di firme e codici html da copia-incollare su migliai di siti e milioni blog; dopo che anche i personaggi dello spettacolo e dello sport hanno detto la loro e anche a livello istituzionale lo sport si è mosso facendo scendere in campo tutti i calciatori di serie A e serie B, con una maglietta con la scritta "liberateli", ricordando che nelle mani dei rapitori non c'era solo il giornalista di Repubblica, ma anche Francesco Arena e Cosma Russo, i due tecnici rapiti in Nigeria; dopo la loro liberazione, gli annunci altisonanti e i sospiri di sollievo ... dopo tutto questo rifletto su quanto sia strano che per l'essere umano, chi ha più bisogno di aiuto sia sempre chi è più lontano, come se per spazzolare una coscienza fossero necessarie setole lunghissime e spazzoloni interminabili. Rifletto sul fatto che in serie A e in serie B non ci sono solo le squadre di calcio, ma anche i rapiti. E forse Titti Pinna, in mano ai rapitori dal 19 settembre 2006, imprenditore agricolo sardo attorno al quale da tempo è sceso un assordante silenzio, fa parte addirittura di quelli retrocessi in serie C. C come "Ci siamo dimenticati di te!". C come "Chi è Titti Pinna?"
| inviato da il 20/3/2007 alle 19:19 | |
gwcached,76
11 gennaio 2007
Il colore della pelle di Dio
L'ho incontrato lungo una strada qualunque di una qualsiasi città mentre camminava avvolto nelle sue larghe vesti. Una camicia sbuffa il suo celeste sopra un paio di pantaloni larghi dello stesso colore. Due occhi marroni iniettati di un rosso stanchezza spuntano dal viso rosso-bruno e una corta barba bianca fa da contraltare a un ingombrante turbante giallo. Ogni tanto si ferma ad ammirare il cielo. Allora un sorriso gli piega la pelle incartapecorita distendendo le piccole rughe che gli solcano il naso aquilino. Il suo nome è Adom Nanjusdaswami, ha 38 anni e viene da Vidarbha, una regione indiana dove è nato, vive e coltiva il cotone. Appartiene alla casta degli Shivajie, una delle più umili e il suo procedere solitario mi fa immaginare il primo uomo apparso sulla terra e al significato del suo nome nella lingua dei primi profeti: rosso. Se Dio ha creato l'uomo a sua immagine e somiglianza plasmandolo dal fango, forse ha quel colore. Forse Dio è rosso, quindi. O forse ogni popolo immagina il proprio Dio con il colore della sua pelle. Adom cammina lungo una strada qualunque di una qualsiasi città. Ogni tanto si ferma ad ammirare il cielo e fruga dietro l'azzurro cercando di capire se il suo Dio abbia il colore della sua pelle o quella di chi gli ha rubato il futuro. Adom si ferma e si gira verso di me, come fosse impaziente di aspettarmi, cercando di nascondere che la sua è una scusa per riposarsi anche se non è stanco, per rifiatare anche se non ha l'affanno. Perchè si può essere vecchi anche a 40 anni. Così, si siede sul primo dei gradini della lunga scalinata scende verso il mare e racconta di quando ha lasciato l'India dopo avere visto morire la sua famiglia. Prima suo padre, poi i suoi 3 fratelli hanno ceduto alla disperazione esalandogli ultimi respiri schiumando bava e contorcendosi dal dolore. Dopo qualche mese sua madre: il crepacuore l'ha consumata insieme alla fame. L'India è un paese di 500 milioni di contadini piegati sopra un enorme campo di lavoro sul quale l'industria chimica sperimenta nuovi semi transgenici. "Fino a 15 anni fa -racconta Adom- i raccolti di cotone di mio padre e dei padri di mio padre venivano attaccati da una larva di farfalla e con molto lavoro riuscivamo a salvarne il 70%. Poi gli accordi tra New Delhi e Washington concedono alle multinazionali americane come la Monsanto, la Gargill e la Sygentas di effettuare esperimenti per risolvere il problema. Viene messo a punto il BT, un nuovo seme di cotone transgenico, capace di produrre una tossina che uccide la larva ghiotta del nostro cotone. Ma il BT è brevettato, ha un costo enorme e per poterlo seminare siamo costretti a comprarlo ogni anno per mantenere gli standard richiesti dal mercato, nonostante il crollo dei prezzi della materia prima ... " Adom si alza, scende qualche scalino, lo seguo come un'ombra cercando di non perdere neanche un attimo del suo respiro mentre continua, lasciando che lo sguardo osservi i piedi che dondolano lenti avanti e indietro, fino a raggiungere il mare. Si siede sulla sabbia e mentre piccole onde lunghe cancellano le impronte dei gabbiani mattutini, Adom riprende. "... e poi BT uccide la larva della farfalla, ma non può nulla contro il bruco di Vidarbha. Mio padre e tutti i contadini, hanno dovuto indebitarsi per comprare pesticidi molto forti che diminuiscono la fertilità del terreno e aumentano i costi di produzione rendendoli schiavi degli usurai. Oggi, chi sopravvive all'idea di suicidarsi bevendo quel che rimane dentro le latte del pesticida, con un po' di fortuna riesce a salvare il 25% del raccolto; ma sappiamo che ogni anno saremo sempre più poveri e avremo sempre più fame, mentre il nostro governo -proiettato a lanciare l'India dell'Hi-Tech- nasconde ogni anno 70 milioni di tonnellate di cereali non OGM. Perchè? ..." Già! ... Perchè?!? Perchè la coperta dell'economia è volutamente corta, caro Adom, e chi è ricco lo è perchè qualcun'altro non lo è. Poi capita che il ricco non si accontenti di essere soltanto ricco e ... lo guardo. Le mie parole galleggiano libere nel vuoto pneumatico del forse dove non c'è acqua, non c'è terra, non c'è sole non c'è fuoco e se anche ci sono, non sono per tutti. Non c'è l'uomo e se anche c'è, vive da solo. Non mi ascolta, ed è giusto così. La sua domanda, il suo "perchè?" non ammette risposte che non sappiano reggere il suo dolore, ma solo altre domande: come? oppure quando? Adom ha il fiato corto e l'anima che cammina sopra cocci di vetro quando scruta un'altra volta il cielo per cercare di capire di che colore è la pelle di Dio.
| inviato da il 11/1/2007 alle 15:47 | |
gwcached,76
5 gennaio 2007
Una bellissima medaglia
Ore 18:20 di oggi: la Redazione del Cannocchiale ha aggiornato l'home page appendendo una bellissima medaglia in ricordo dell'amico Calibano e inserendo il suo nome tra gli Special Guest della piattaforma. Questa mattina avevo mandato loro, e per conoscenza ad Antonio Polito, una e-mail usando parole di fuoco. Non ho mai pensato di avere fatto una richiesta complicata, politicamente compromettente nè moralmente discutibile. Credo di avere domandato il giusto spazio per un grande uomo che ha scelto questo scoglio per urlare la sua rabbia all'oceano e questo scoglio dovrebbe, come minimo, essergli riconoscente per quello che ha dato ma soprattutto per quello che ha lasciato.
Grazie.
| inviato da il 5/1/2007 alle 18:29 | |
gwcached,76
5 gennaio 2007
Io aderisco e rilancio
Pecco di presunzione? Bè, certe volte è necessario per evitare che tutto cada nel dimenticatoio e poi perchè fa bene al cuore. Credo di avere sollecitato una decina di iniziative attraverso il forum e la Redazione senza mai ricevere una risposta. Sicuramente c'è chi ricorda il progetto ECPAT o GxA; e se non fosse stato per i bloggers -degna risorsa di un mondo che ha intenzione di cambiare- tutto sarebbe caduto nel nulla. Dopo avere letto il rumoroso silenzio di DOL ho capito che è inutile insistere con chi "continua i lavori su una piattaforma" per renderla tecnologicamente migliore ma, in fondo, arida e sterile e -tra un po' credo- vuota come un camposanto al tramonto. Sarebbe bastato un secco "no, grazie" o un cortese "sì ma siamo impegnati" o anche un colorito "vaffanculo ... ancora???" ma il silenzio no! Perchè il silenzio è indifferenza è superficialità è disinteresse, cose per le quali la persona che vogliamo ricordare è rimasta imprigionata nel suo letto prima che nel suo corpo. A me indigna constatare che ancora oggi, a distanza di 15 giorni dalla mia richiesta, accanto ai nomi di qualche buona penna e pochi politici, non compaia il nome di quella grande anima che è Calibano. Almeno questo, almeno tra gli Special Guest del Cannocchiale ... e forse è anche per questo che sono andato a battere le mie alucce ferite in altri lidi. Ogni tanto torno qui con la speranza che qualcosa sia cambiato ma ... i lavori sulla piattaforma continuano. "Ci scusiamo per gli eventuali disagi." Allora IO ADERISCO, porca puttana!!! E chiedo agli amici che hanno raccolto e amplificato il mio appello, di mettere un aut-aut al Cannolicchio sonnecchiante. 10 giorni? 15? Un mese? Il tempo di organizzarci tutti e se entro un certo periodo di tempo, che decideremo TUTTI INSIEME, non avremo ricevuto una risposta pubblica, ce ne andremo TUTTI INSIEME lasciando un ultimo post nel quale scriveremo "Scusate per il disagio".
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| inviato da il 5/1/2007 alle 9:47 | |
gwcached,76
3 gennaio 2007
Il vento freddo del nord
Pomeriggio coperto, non piove e la temperatura è scesa sotto gli schiaffi del vento freddo che soffia da nord. L'eco di quanto è accaduto poco più di due anni fa si è fermato insieme alle onde anomale di un oceano assassino che dopo avere spazzato la terra come sangue arterioso sulla pelle, ha finito la sua corsa sugli scogli del tempo. "La lontanza è come il tempo, che fa dimenticare chi non si ama" versi veri di un poeta vero e mai dimenticato. Lui. La gente di quei paesi sì!, sola, dimenticata, ha paura che il tempo non riuscirà a cancellare le immagini di un terrore inimmaginabile che ancora vive nei loro occhi. Niente è stato come prima e niente lo sarà fino a quando, pulita la coscienza con un sms o con qualche medicinale -dimenticato poi dentro i containers dei nostri porti, l'uomo occidentale farà finta che là dove il mare ha schiantato la terra, anime ormai salve sorridono sotto un cielo stellato. E' il vento spinto dal nord che non ci fa sapere che laggiù -ancora oggi- la notte non si dorme per la paura e chi stremato dalla fatica del lavoro faraonico che ancora bisogna fare, e crolla in un breve sonno profondo, corre il rischio di ritrovarsi con il naso o le orecchie divorate dai topi che il sisma ha scacciato dalle fogne e che da allora scorrazzano svelti tra le macerie. Durante tutta la giornata si assiste a spettacoli che nemmeno il peggior girone dantesco può riuscire a descrivere, con migliaia di persone che si aggirano tra i mucchi di detriti alla ricerca di qualcosa da mangiare insieme a cani randagi che spuntano dappertutto e l'odore di morte ancora nel naso e appiccicato nei vestiti. Quel gesto semplice che normalmente si fa per aprire il rubinetto dal quale diamo per scontato esca un insignificante liquido, è ormai un desiderio alternato al miraggio. Due atomi di idrogeno e uno di ossigeno valgono come l'oro, e la sete rende le persone insensibili al rischio delle malattie. Oggi, ancora oggi c'è chi dopo essere sopravvissuto alla furia della natura, muore sotto il peso di chi chiede aiuto. In questo panorama apocalittico il vento gelido del nord spinge via le immagini e le voci. Alcune insistono nel raccontare la scomparsa di piccoli corpi. L'orrore nell'orrore si chiama traffico d'organi. Sono passati poco più di due anni dal giorno in cui l'oceano ha schiantato la terra, come il sangue arterioso la pelle. Ma sembra che il tempo si sia fermato a quelle prime ore del giorno di Santo Stefano. Si farebbe prima a svuotare il mare con le mani, ma è un lavoro che bisogna fare, e che si sta facendo. Nonostante il vento freddo del nord.
| inviato da il 3/1/2007 alle 17:35 | |
gwcached,76
21 dicembre 2006
Buio
Sono entrato in questa stanza dopo avere cercato le parole senza riuscire a trovarle; sono fuggite via, come bambini davanti al buio. Frasi disconnesse e senza senso hanno iniziato a rincorrersi in un'orgia di lettere che cambiavano forma ogni volta che sbattevano tra loro, desiderose di un punto al quale ancorarsi per provare a mettere ordine. Ma non le ho trovate. Sono rimaste prigioniere nella mente ferita e incapace chiusa in un corpo sano. Come il più navigato degli strateghi, te ne sei andato il primo di tre lunghi giorni di silenzio stampa. Silenzio e rabbia. Rabbia e lacrime. Lacrime e tenerezza. Sentimenti di un albatro fermo a guardare lo splendido volo di un uomo adesso libero. Ti abbraccio amico mio, straordinaria rotta per piccole barche alla deriva.
| inviato da il 21/12/2006 alle 14:26 | |
gwcached,76
27 ottobre 2006
Fa schifo anche a chi la fa
Mentre questa finanziaria cambia come una bandiera al vento e le aliquote Irpef vanno su e giù come serrande, un altro scandalo prende la coincidenza per l'Italia e si affaccia al balcone di Palazzo Madama. Imbacuccato e scuro in volto accusa di spionaggi fiscali effettuati ai danni di politici, calciatori e veline, le persone vere e importanti di questo paese. A ben guardarlo si potrebbe anche dubitare che qualche impiegato dello Stato fin troppo zelante abbia frugato nei conti personali di queste persone riuscendo a trasformare un'attività legale come la verifica fiscale, in illegalità. Oppure un hacker curioso sia riuscito a infilarsi nei meandri della contabilità dei V.I.P. magari nel tentativo -o con la certezza- di riuscire a vendere le informazioni ottenute al direttore di una testata giornalitica. Vogliamo davvero credere che una truppa di finanzieri al soldo dei servizi segreti abbia indagato nella vita privata di personaggi pubbici? Va bene, crediamoci. Ma qualcuno riesce a spiegarmi dove sia la novità? Tempo fa mi preoccupai del dramma di una donna alla quale tolsero l'affidamento della figlia. Una storia triste e dolorosa nella quale si intrecciavano parenti e poteri forti. Chi mi ha seguito forse ricorderà ... forse, perchè la memoria è da sempre troppo corta ... ma ciò che accadde a me, a parte un'enorme pressione personale, fu un esagerato numero di accessi esterni sul mio personal computer. Per vedere cosa? Mah! Fatto sta che il mio firewall prima di quel periodo si annoiava a morte e passava il tempo a corteggiare l'accesso remoto della mia collega; durante e per molto tempo dopo il mio articolo-denuncia pubblicato su una testata locale, con le sue lucettine colorate si ammazzava a tirare su barricate contro centinaia di curiosi. Io sono sempre stato un albatro ferito, Prodi di cosa si lamenta? O forse è più utile spostare l'attenzione sullo scandalo di turno per non parlare di quello che veramente si dovrebbe, fiduciosi del fatto che là sotto ci sono 56milioni di baccalà che hanno già ingoiato amo ed esca? Ho l'impressione che se i padri della Patria potessero vedere in quale stato si trova oggi il nostro paese, avrebbero la stessa espressione di chi si volta per guardare dentro il water dopo che ha fatto la cacca.
| inviato da il 27/10/2006 alle 10:0 | |
gwcached,76
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