Marco Ravich
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Ambiente e sviluppo non sono incompatibili - 2006/02/25 13:08
Queste sono "ALCUNE PROPOSTE CONCRETE INDIRIZZATE AL MONDO DELLA POLITICA" di Cesare Pasini (che ho provveduto ad invitare su Internetcrazia):
ENERGIA
Energia - metano
La prima proposta è lo spostamento dei consumi dal petrolio al metano, dovunque sia possibile. Diminuirebbero il costo della bolletta energetica, la dipendenza strategica dal petrolio, e anche l'inquinamento.
Il metano costa meno del petrolio, ce n'è tre o quattro volte di più, è meglio distribuito e può essere usato nelle centrali a turbogas con più efficienza della nafta. Dal punto di vista economico è particolarmente conveniente per l'autotrazione, perché non deve essere trasformato negli impianti di raffinazione.
Più in dettaglio:
- Sostituzione delle centrali a nafta con quelle a turbogas.
Già molte centrali sono state costruite e altre sono in costruzione. Sono molti i privati desiderosi di investire in questi impianti, perché maggiore efficienza significa maggiore convenienza economica. Per una espansione consistente dei consumi, in Italia e in Europa, è necessario però costruire altre infrastrutture per il trasporto del metano dalla Russia.
- Metano per autotrazione al posto della benzina.
Il metano per autotrazione costa quattro volte meno della benzina, ma è necessario che l'auto abbia l'impianto a metano, che però è voluminoso e occupa gran parte del bagagliaio. Già sono in commercio delle auto progettate fin dall'inizio per andare a metano, che non devono sacrificare lo spazio interno. Ma affinché le auto a metano si diffondano, è necessario che ci sia una rete abbastanza fitta di distributori. In Italia ce ne sono a sufficienza solo in alcune regioni, ed è in corso un piano per costruirne molti altri, in modo da coprire tutto il territorio nazionale. Come per il punto precedente, l'unica cosa che si può proporre è l'accelerazione di questo programma.
- Riscaldamento di case e uffici con il metano al posto del gasolio.
L'Italia è il paese che ha la più capillare rete di distribuzione del metano. Però ci sono ancora moltissimi condomini che usano il gasolio per il riscaldamento. Occorre fare in modo, con incentivi o costrizioni, che questi utenti passino al metano. Per farlo basta collegarsi alla rete e sostituire il bruciatore. Si otterrebbe anche un notevole miglioramento della qualità dell'aria nei centri abitati, che potrebbe rendere superflui i blocchi del traffico.
Energia - produzione elettrica distribuita
Una soluzione più avanzata rispetto alle centrali a turbogas (e rispetto a qualsiasi altra centrale), è la produzione di elettricità in forma distribuita. Se fosse possibile produrre energia elettrica in una piccola unità con la stessa efficienza di una grossa centrale, si potrebbero ottenere in aggiunta numerosi vantaggi, dovuti essenzialmente al fatto che i consumi sono distribuiti e non accentrati. Per esempio, non sarebbe più necessario il trasporto dell'energia su grandi distanze, l'energia consumata sarebbe esattamente quella prodotta ecc. C'è già un motore adatto allo scopo e che ha un rendimento più alto delle centrali a turbogas: è il motore OX2. Questo innovativo motore a scoppio, sviluppato di recente in America, forse non è ancora abbastanza affidabile per essere montato sulle auto, ma lo è già a sufficienza per produrre energia come elemento principale di piccoli gruppi elettronici modulari.
Energia - collettori solari
I collettori parabolici lineari sviluppati dall'ENEA, se le condizioni geografiche e ambientali sono favorevoli, sono in grado di produrre elettricità dal Sole con un buon rendimento, a costi convenienti, e anche di risolvere il problema della continuità della produzione. Forse questi impianti possono essere installati anche in Italia. Ma bisogna verificare la disponibilità di terreni adatti, la percentuale di copertura nuvolosa durante l'anno ecc. In Sicilia sarebbero sufficienti 20 km quadrati per produrre 1.000 MW elettrici. Può sembrare molto, ma con una superficie di soli 20 km per 20, si potrebbe produrre un terzo di tutto il fabbisogno nazionale.
La convenienza di questi impianti è data anche dal fatto che, una volta ammortizzati, continueranno a produrre energia praticamente gratis ancora per chissà quanto tempo. Sono quindi l'investimento ideale per chi voglia procurarsi una rendita a lunga scadenza, come un vitalizio o una pensione. Potrebbero essere proprio questi impianti la salvezza del nostro sistema pensionistico.
Ma l'Italia, che ha sviluppato questa tecnologia, potrebbe trasformare gli impianti solari in un nuovo settore della propria industria. A parte il nostro, sono molti infatti i paesi che hanno condizioni ambientali estremamente favorevoli, dal Marocco all'Australia. L'Italia potrebbe produrre questi impianti per esportarli, contribuendo così anche a ridurre la domanda mondiale di idrocarburi.
Energia- risparmi energetici
Risparmiare energia o tagliare gli sprechi, equivale a produrne altrettanta di nuova. Per coibentare case e uffici e migliorare l'efficienza energetica degli impianti produttivi, sono state individuate molte soluzioni efficaci che, se fossero adottate in forma generalizzata, farebbero risparmiare un bel po' di denaro (vedi: Capitalismo Naturale di Paul Hawken, Amory Lovins e L. Hunter Lovins). Il problema è che la loro diffusione rimane troppo limitata. E il motivo per cui queste soluzioni stentano a prendere piede, è che geometri, ingegneri e architetti spesso non le conoscono e non le inseriscono nei loro progetti. La proposta migliore, allora, non può che essere quella di istituire presso scuole professionali e università appositi corsi per insegnare agli attuali e futuri progettisti queste tecniche d'avanguardia. Per ogni euro investito nella preparazione di un tecnico, la società ne risparmierà parecchie migliaia sotto forma di minori sprechi di energia.
Ma si potrebbero anche organizzare nelle piazze principali delle città, delle esposizioni di ditte che fabbricano scalda acqua solari, in modo che tutti possano informarsi sui prodotti esistenti, sulle loro caratteristiche di qualità e di prezzo, e poi su come vanno installati e collegati al sistema di riscaldamento. E ripetere poi simili iniziative con i materiali e le tecniche di coibentazione, e dato che ci siamo, anche con i materiali e le tecniche di insonorizzazione.
Una casa ben isolata e ben insonorizzata è apprezzata dal mercato. Ma un buon isolamento fatto in occasione di un restauro richiede quasi solo il costo del materiale.
Energia - Auto più efficienti
Nei paesi industrializzati l'efficienza dei processi produttivi tende ad aumentare con il tempo. Il settore dell'auto, però, è andato in contro tendenza. Dopo che è stata raggiunta la saturazione del mercato a cavallo del 1980, le auto sono diventate sempre più grandi e sempre più potenti, e oggi consumano circa il doppio di prima. Eppure, anche senza pensare a soluzioni quasi miracolose come il motore OX2, c'è un modo molto semplice per aumentare l'efficienza di un autoveicolo: intervenire sulla carrozzeria.
Il materiale con cui è fatto un casco da motociclista ha una capacità di assorbire gli urti sei volte superiore alla lamiera di acciaio, e rispetto all'acciaio non pesa quasi nulla. Se la carrozzeria fosse fatta con questo materiale a base di fibra e resina, il peso di un veicolo diminuirebbe fin quasi a dimezzarsi. Infatti tutto il resto dell'auto potrebbe essere alleggerito, con la conseguenza che si dimezzerebbe anche il consumo di carburante (vedi l'articolo: Un nuovo modo di pensare l'automobile).
Inoltre, costruire la carrozzeria con materiali a base di fibra e resina, è molto più facile e molto più semplice: non sarebbero necessari né grandi impianti né catene di montaggio né grossi investimenti né produzioni su larga scala, e molti nuovi costruttori di auto potrebbero affacciarsi sul mercato. Infine, automobili più leggere e con carrozzeria più robusta, sarebbero anche molto più sicure in caso di incidente (vedi l'articolo: Verità rovesciate - Le auto, più sono pesanti, più sono sicure).
La proposta è di rendere obbligatoria da una certa data la carrozzeria in fibra e resina, che per le auto più grosse potrebbe essere in fibra di carbonio, come nelle auto da gara.
KYOTO
Kyoto - non istituire alcuna carbon-tax
L'Italia è tra i paesi firmatari del protocollo di Kyoto. Al di là dell'effetto serra a cui si può credere o non credere, perché ormai è più un problema di fede che di scienza (vedi l'articolo sull'Effetto serra), è in ogni caso opportuno per altri motivi ridurre il consumo e la dipendenza dal petrolio. Ma se questo è l'obiettivo, il modo peggiore per raggiungerlo è di istituire una carbon-tax.
Intanto l'Italia potrebbe far valere tutta l'anidride carbonica assorbita dalla crescita dei boschi, e la minore produzione di CO2 conseguente alla costruzione delle centrali a turbogas. Dal 1960 al 2000 la superficie dei boschi nel nostro paese è passata dal 19,4% al 32,8% per effetto dell'abbandono dei terreni agricoli marginali. Inoltre, proprio a causa dell'aumento del tasso di anidride carbonica, è aumentata la velocità di crescita delle piante. Forse in questo momento non siamo lontani da un raddoppio della massa vegetale rispetto al 1960, e il carbonio assorbito dalla vegetazione dovrebbe essere sottratto da quello prodotto dalle attività umane.
Anche la costruzione di centrali a turbogas sta provocando una riduzione netta del consumo di idrocarburi. Infatti le nuove centrali, non solo sono più efficienti e usano un combustibile che contiene meno carbonio, ma è anche un combustibile che nella maggior parte dei casi veniva comunque estratto dal sottosuolo insieme al petrolio, per essere inutilmente bruciato all'uscita dei pozzi (vedi l'articolo sullo Sperpero del metano).
In molti casi la semplice sostituzione di una centrale a nafta con una a turbogas fa risparmiare molti più idrocarburi di quelli consumati dalla nuova centrale. Una tassa su ogni tonnellata di anidride carbonica immessa nell'atmosfera punirebbe persino chi realizza risparmi di questa entità, e sarebbe meno efficace degli incentivi per migliorare l'efficienza. Ma prima di tutto, invece di favorire lo sviluppo, avrebbe l'effetto di penalizzare inutilmente tutta l'economia.
TRAFFICO
Problemi del traffico
Tutte le città italiane, a differenza della maggior parte di quelle europee, sono perennemente intasate dal traffico. Certo, questo è dovuto anche al fatto che nelle maggiori città italiane le metropolitane sono quasi del tutto assenti. Ma questa non è l'unica spiegazione, perché da noi sono intasate anche i piccoli capoluoghi di provincia. Il fatto è che le nostre città sono caotiche e poco funzionali, perché i centri storici non sono più in grado di ospitare tutte le attività terziarie e di servizi di una città moderna, e di smaltire i flussi di traffico che esse generano.
La proposta del sito dell'Ecofantascienza è di individuare dei luoghi idonei dove concentrare, come avviene nel resto dell'Europa, servizi pubblici, esercizi commerciali, supermercati, studi professionali ecc.
Una volta che le attività che richiamano pubblico e flussi di traffico saranno state concentrate in uno o più punti a seconda delle dimensioni urbane, diventerà molto più semplice collegarli con il servizio di trasporto pubblico (vedi: Proposta per i problemi del traffico di una città italiana).
In Italia abbiamo l'80% in più di auto per abitante rispetto al resto dell'Europa, e la causa è proprio il caos urbanistico, considerato che i quattro quinti del traffico interessano le aree urbane. In pratica, mentre nel resto dell'Europa su due persone che lavorano in una famiglia, almeno una va al lavoro con i mezzi pubblici, in Italia tutti e due hanno bisogno della macchina.
I vantaggi di un sistema urbano efficiente sono innumerevoli. Innanzitutto la gente avrà più tempo e soldi da spendere. Con meno auto, e meno auto parcheggiate in strada, il traffico ritornerà ad essere scorrevole. Infine minori spostamenti in auto significano anche minori consumi di carburante e minore inquinamento.
DIRIGIBILI
Dirigibili per azioni di soccorso e in funzione antincendio
I dirigibili sono stati inventati molto tempo fa, all'epoca dei primi aerei; ma poi, dopo un grave disastro, si è smesso di costruirli e sono stati quasi del tutto dimenticati. Recentemente sono stati riscoperti, ma ancora quasi nessuno ha un'idea di tutte le cose che possono fare (vedi la pagina dedicata ai Dirigibili).
Dalle spedizioni del generale Nobile il tempo non è trascorso invano: adesso i dirigibili sono pieni di elio e non di idrogeno, quindi non sono più infiammabili. Non hanno più una struttura interna rigida, e quindi sono più leggeri e possono trasportare un carico maggiore. Infine sono dotati di stabilizzatori che li mantengono in perfetto assetto anche quando sono fermi.
Tra i molti compiti adatti ai dirigibili, si segnalano quelli che possono interessare la Protezione Civile, cioè contro gli incendi e nelle operazioni di soccorso in occasione di calamità naturali.
Il dirigibile non ha bisogno di strade né di aeroporti. Può attraversare con la stessa facilità mari e monti, ma è diverse volte più veloce di una nave e può trasportare molte più merci di un aereo. Può stare fermo in aria sia a grande altezza, sia a pochi metri dal suolo. E' quindi il mezzo più adatto per le ricerche e le operazioni di soccorso sia di giorno che di notte, nella bella e nella brutta stagione. Ed è il mezzo ideale quando un grosso cataclisma richiede il trasporto di grandi quantità di uomini e attrezzature, ma le vie di comunicazione sono interrotte.
Lo stesso dirigibile, attrezzato con grossi serbatoi, potrebbe essere adibito in estate ad operazioni antincendio, e nel resto dell'anno, al normale trasporto merci. I costi, quindi, sarebbero contenuti, e il servizio della Protezione Civile potrebbe affrontare (ancora) meglio la maggior parte delle emergenze.
CANAPA
Canapa - usi medici
La canapa indiana, varietà della stessa specie della canapa tradizionalmente coltivata per gli usi tessili, dal 1937 è considerata una droga. Recentemente in Italia l'uso della canapa indiana è stato equiparato a quello dell'eroina (mentre in altri paesi si sta andando verso una attenuazione delle norme restrittive). Eppure non è mai stato dimostrato che la cannabis provochi danni fisici piccoli o grandi che siano, né dipendenza, né crisi di astinenza (vedi: Le verità rovesciate - La canapa è una droga).
In realtà questa pianta è prima di tutto un farmaco, noto fin dall'antichità (vedi la pagina sulla canapa medica).
Il paradosso è che la canapa indiana, proprio quella proibita, potrebbe evitare l'uso di droghe vere come sono di fatto i barbiturici. I barbiturici sono una vera droga, che provoca pesanti danni all'organismo, profonde modificazioni dello stato psichico, una fortissima dipendenza e fortissime crisi di astinenza. Dove sono invece le crisi di astinenza da cannabis?
Se una persona prende barbiturici per due settimane di fila perché soffre d'insonnia, dopo "non può più dormire" se non continua ad assumerli. Solo in Italia alcuni milioni di persone sono diventate dipendenti dai barbiturici per questo motivo o perché soffrono di emicrania, mentre avrebbero potuto risolvere facilmente i loro problemi con dosi modeste di cannabis. E così, nel nome della lotta alla droga, milioni di persone sono diventate tossicodipendenti!
Purtroppo, nonostante l'evidenza dei fatti, a causa di una disinformazione sistematica che dura da decenni non ci sono speranze, qualunque sarà il prossimo governo, che la canapa indiana ritorni ad essere considerata un farmaco e non una droga.
Canapa - usi industriali
L'assurda proibizione della canapa indiana si trascina dietro anche la proibizione di fatto della ancora più innocua canapa industriale. Questo perché non è possibile riconoscere, in base alle caratteristiche visibili, se una pianta contiene poco o molto THC, il principio attivo della canapa indiana. Per questo chi coltiva canapa è sempre esposto al rischio di essere considerato un trafficante di droga, anche se in regola, cosa che scoraggia la ripresa di questa promettente coltivazione.
Infatti, oltre alla tradizionale fibra tessile, con la canapa si possono fabbricare molti prodotti di grande interesse, sia dal punto di vista economico che ambientale.
La fibra potrebbe sostituire la più pericolosa fibra di vetro, e in futuro anche le carrozzerie delle auto potrebbero essere fabbricate con fibra di canapa e resina naturale. Con il legno, molto ricco di cellulosa, si può fare la carta. Lo stesso legno può essere usato, al posto della ghiaia, per ottenere un calcestruzzo leggero, facile da mettere in opera, per pareti e solai non portanti, buon isolante termico e acustico. Con la fibra e il legno insieme si possono fabbricare diversi materiali, che vanno dai truciolati leggeri e robusti che tengono i chiodi e le viti, ai compensati marini. L'olio che si ottiene dai semi, oltre che un ottimo olio dietetico ricco di grassi insaturi, è la base per vernici, saponi e cosmetici di eccezionale valore. Ma anche la tradizionale fibra tessile è un prodotto di grande interesse: le lenzuola di canapa, fresche d'estate e calde d'inverno, migliorano la qualità della vita!
E poi la canapa ha importanti caratteristiche agronomiche: è molto produttiva, migliora la qualità del terreno, riduce la necessità di diserbanti. Ed è l'ideale pianta da rinnovo per dare respiro ai terreni troppo sfruttati dalle monocolture, tanto più importante oggi considerato che la barbabietola da zucchero, l'unica pianta da rinnovo che è rimasta, viene coltivata sempre meno. Infine, tutti i prodotti che si possono fare con la canapa, sono molto più sostenibili sul piano ambientale di quelli che vanno a sostituire (vedi il sito della Canapa).
In definitiva la canapa è una pianta che può offrire nuove opportunità alla nostra economia, anche perché non sarà mai conveniente il trasporto della fibra e del legno di canapa dalla Cina. Con la canapa, inoltre, si fanno prodotti di alto valore aggiunto come i cosmetici, dove tutto si gioca sulla qualità piuttosto che sui prezzi bassi. Purtroppo la libera coltivazione della canapa industriale in Italia è ancora (eco)fantascienza.
ARCHIVI STORICI
L'Italia è il paese al mondo con il più grande patrimonio artistico e monumentale. Questa è una grande opportunità per il turismo, per l'immagine del nostro Paese e per la promozione del "made in Italy". Ma più o meno la stessa cosa si potrebbe dire anche del nostro patrimonio archivistico.
I nostri archivi storici sono i più importanti di tutto l'occidente, e se fossero adeguatamente tutelati e valorizzati, potrebbero servire non poco a rilanciare un'immagine positiva del Bel Paese. Ma a costi molte volte inferiori rispetto al restauro di monumenti e opere d'arte.
Siamo nell'era di Internet, e costa sempre meno registrare e conservare dei documenti su un supporto magnetico. Ma allora, perché i nostri archivi storici, a partire dai più antichi e importanti, non vengono digitalizzati e messi a disposizione di tutti, come del resto hanno già fatto diversi altri paesi? (vedi per esempio il sito che contiene i principali archivi storici della Spagna).
Con un impegno veramente modesto potremmo mettere al sicuro da danni sempre possibili (furti, incendi, umidità, insetti ecc.) le nostre principali collezioni di documenti antichi, alcune delle quali arrivano fino all'epoca romana, e nello stesso tempo renderle finalmente accessibili agli studiosi di tutto il mondo.
Poter esaminare i documenti che si desiderano senza dover consultare l'originale, renderà possibili molte scoperte adesso inimmaginabili, ma servirà anche a rivalutare presso l'opinione pubblica internazionale l'immagine di quei politici che avranno preso questa lungimirante decisione.
Conclusioni
Il problema che si pone oggi è: come far crescere l'economia in una società altamente terziarizzata ed esposta alla concorrenza internazionale, in cui non può più essere l'industria il settore trainante?
La soluzione più ovvia è puntare sulla qualità. Se da una parte è vero che interi distretti industriali vengono messi in crisi dai bassi prezzi dei paesi emergenti, è anche vero che l'espansione dell'economia mondiale è di per sé un fatto positivo, che offre nuove opportunità ad un paese come l'Italia che da molto tempo punta sulla qualità. Quindi è certamente necessario valorizzare il turismo e il "made in Italy".
Ma poi bisogna riuscire ad individuare i nuovi bisogni, e spingere quei comparti dell'economia che sono in grado di soddisfarli. Per esempio, uno dei bisogni del nostro tempo è quello di risparmiare energia. Sia per ragioni economiche, sia per ragioni ambientali, sia per ridurre la nostra dipendenza dalle importazioni di petrolio. Ci sono già molte tecnologie che consentirebbero di fare grandi risparmi di energia, e in più c'è anche l'interesse dell'opinione pubblica. Che cosa manca ancora? Forse solo qualche buona iniziativa, come quella di portare in piazza gli impianti termosolari, che in Italia non si sono ancora diffusi. Un'altra esigenza molto sentita è quella di un traffico urbano più scorrevole. Qui la soluzione è costituita dai "centri di servizi" in cui vanno concentrati uffici e attività commerciali che richiamano pubblico e flussi di traffico. La mano pubblica dovrà pianificare e amministrare tutto il progetto, mentre saranno i privati ad investire e a costruire. I vantaggi di simili interventi di razionalizzazione urbanistica saranno innumerevoli: ridotto impegno finanziario delle amministrazioni pubbliche, rilancio dell'economia, minore tempo perso al volante, mezzi di trasporto pubblico più intensamente utilizzati, minori consumi di carburante e minore inquinamento.
Per quanto riguarda l'agricoltura, anche qui conviene puntare sulla qualità. E' giusto puntare sul "biologico", purché inteso in maniera corretta e scientificamente rigorosa. Ha senso produrre salumi e formaggi privi di additivi e conservanti; ha senso produrre animali d'allevamento (pesce, pollame, bovini ecc.) in condizioni migliori e con mangimi di qualità migliore; ha senso chiarire una volta per tutte cos'è olio d'oliva e cosa non lo è; ha senso produrre pasta e pane con farina di qualità migliore, e far arrivare sulla tavola frutta più matura attraverso una più efficiente catena di distribuzione. Non ne ha proibire per ragioni ideologiche e antiscientifiche le piante geneticamente modificate: anzi, proprio le tecniche di manipolazione genetica permetterebbero di salvare dai parassiti molte famose varietà italiane sempre più difficili da coltivare, e di risparmiare nello stesso tempo grandi quantità di pesticidi e fitofarmaci.
E poi la canapa. La recente legge che ha equiparato la canapa indiana all'eroina, dettata da ragioni puramente ideologiche, comporta come conseguenza che diventa sempre più difficile coltivare la normale canapa, nonostante sia pressoché priva di THC.
Tante opportunità in meno per l'economia italiana e per la nostra agricoltura.
Ferrara, Vigilia di Natale 2005
Mi sembrano interessanti, che ne dite ???
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