Marco Ravich
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"legalizzazione" del file sharing - 2006/02/09 11:15
Risolvere il problema della tutela delle opere artistiche in rete, garantendo comunque le libertà degli utenti, non è cosa semplice ma neanche impossibile.
L'arte è patrimonio dell'umanità. L'informatica, base dei moderni sistemi di comunicazione, ha portato un grado di libertà superiore agli utenti domestici, permettendo la condivisione di informazioni e risorse.
Questo ha permesso, anche a causa di politiche commerciali a mio avviso poco innovative, agli utenti di accedere ai prodotti artistici, contemporanei e non, gratuitamente.
Se da un lato è favorita l'espansione della cultura, dall'altro si danneggiano autori e produttori che vedono decrementare i loro giusti introiti.
Il concetto è semplice: perché non cavalcare questo fenomeno di massa (P2P) invece che contrastarlo ?
Perché gli stessi artisti (o produttori) non mettono le loro opere scaricabili DIRETTAMENTE dai siti ufficiali ? Ho sempre saputo che i click si traducono in guadagni e immaginate che traffico si può generare su un sito che mette a disposizione una discografica o filmografia completa...
Certo si possono facilmente fare 2 obiezioni:
1. Le major non venderebbero più CD/DVD
2. La mole di traffico sarebbe così elevata da richiedere investimenti non proporzionati ai guadagni.
MA SIAMO NELL'ERA DIGITALE !!!
1. Le major venderebbero solo opere valide: per valutare un brano (di qualsiasi genere musicale esso sia) non è necessaria la qualità CD. Mi intendo un po' di acustica e ho fatto qualche esperimento: 32 KHz/mono sono più che sufficienti per una valutazione ! 352x288 - 22 KHz/mono (qualità VHS) è una qualità adeguata (da cui poter creare peraltro un VCD standard visibile anche sui normali lettori DVD da tavolo) per valutare un'opera cinematografica.
Non solo: in questo modo si snellirebbe anche la mole di traffico generato (files più piccoli) e non ci sarebbe bisogno nemmeno del DRM (i files mono non sono masterizzabili), con conseguente riduzione di spese.
Chi è soddisfatto di quello che ha scaricato, dopo la valutazione, potrebbe acquistare il prodotto FISICO (e non i files !) dal sito ufficiale a prezzo vantaggioso (visto che si saltano distibutori e negozianti). Si potrebbe anche pensare di unire a questo la fabbricazione on-demand dei prodotti in modo da rispettare anche la natura (si produrrebbe solo il venduto).
In pratica sarebbe una sorta di shareware: valutare prima di acquistare ! Certo questo potrebbe voler dire la fine del cinema e della musica commerciali... ma forse non è un male !!!
2. E il P2P che esiste a fare ? Adottando sui siti la tecnologia BitTorrent la mole di traffico effettivo generato non arriverà mai a quantità sproporzionate.
E tanto per buttare benzina sul fuoco, riguardo alla SIAE: a che serve ?
Conoscete MusicBrainz ?
http://musicbrainz.org/
Una gestione informatizzata del genere si legherebbe alla perfezione con quanto detto sopra.
Si potrebbe anche pensare a nuovi tipi di licenze, magari prendendo spunto da queste:
http://creativecommons.it/
http://openmusic.linuxtag.org/
... e ce ne sono molte altre che non cito.
Addirittura lo stato dovrebbe *AIUTARE* chi rilascia opere libere, magari garantendo la copertura EMPALS (sto correndo troppo ?) o finanziando le opere successive. (nota: col mio gruppo abbiamo rilasciato il nostro primo CD in Open Audio, ma la SIAE ha voluto che applicassimo comunque i bollini ! E perché per il software open source non è così ?
http://www.softwarelibero.it/bollino/Bollino-HOWTO.html )
Altro punto (a mio parere non trascurabile): il formato di distribuzione.
Eh già, perché (non so se lo sapete) ma gli MP3 sono coperti da brevetti detenuti dalla Thompson. Giustamente questa multinazionale richiede del denaro per il suo utilizzo. http://www.mp3licensing.com/royalty/index.html
E non parliamo di MPEG-4 (meglio conosciuto come DivX) !
http://www.mpegla.com/mpeg4v/
Allora non sarebbe il caso di, non dico costringere, ma quantomeno avvantaggiare formati liberi e gratuiti ?
(mi viene subito in mente la Xiph, ovviamente: http://www.xiph.org /)
Tanto per riflettere: sapete che i decoder del digitale terrestere usano MPEG-2 ? (http://www.mpegla.com/mpeg2 /)
A parte il fatto che non è assolutamente ottimizato (ci dicono che riescono a mettere 6-7 canali digitali al posto di 1 analogico... immaginate cosa poteva essere in MPEG-4 o similari ! 15-20 canali con migliore qualità e risparmio di frequenze - il che ne va anche della nostra salute), per ogni decoder e trasmissione si pagano i brevetti !!!
La BBC (che di certo non è un covo di comunisti illiberali), sta prendendo a tal proposito una via alternativa, finanziando lo sviluppo di codec open source:
http://dirac.sourceforge.net/
Insomma voglio dire che purtroppo ci tengono all'oscuro di tutto per drenare soldi dalle nostre tasche e magari finanziare cose che non vogliamo. E` tempo di cambiare !
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1c0n
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 Senior Internetcratico| Posts: 11 |   | |
Re: - 2006/02/14 18:04
Discorso interessante questo. A grandi linee hai semplicemente ragione.
Tuttavia ritengo la tua proposta difficilmente realizzabile; NOTA BENE che non sto dicendo che tu ti stia sbagliando, anzi! Anche io mi chiedo l'utilità di enti come la SIAE (e il suo fottuto vizio di mettere quei bollini di merda nel CENTRO ESATTO DEL FRONTE DEI DVD o sui bordi delle custodie dei CD.... ) e di balzelli come quello per il diritto di copia.
Il fatto è che:
Le major non venderebbero più CD/DVD
oppure
Le major venderebbero solo opere valide
Le major sono fondamentalmente grandi macchine per fare soldi.
Non penso che a loro importi granchè di vendere o meno opere valide o di interesse generale. Già da questo punto puoi immaginarti con quale zelo esse potrebbero impegnarsi per abbassare i prezzi delle loro produzioni, ed anche se mai facessero una cosa del genere, dubito che l'utente finale ne potrebbe ricavare qualche vantaggio, visto che tenderebbero a mantenere invariato il prezzo al pubblico per massimizzare i guadagni.
Ne è la prova che i CD, quelli che alla produzione costavano meno del vinile e delle musicassatte, e che fino a poco tempo fa costavano tra le 28 e le 30mila lire, oggi viaggiano tra... I 18 E I 20 EURO!!!
Questo ha permesso, anche a causa di politiche commerciali a mio avviso poco innovative, agli utenti
di accedere ai prodotti artistici, contemporanei e non, gratuitamente.
La politica commerciale poco innovativa (che è il motivo principe per cui la major è una macchina per fare soldi) non è la ragione per la quale la gente copia di tutto.
O almeno non è la causa principale, visto che la maggior parte delle persone copia semplicemente per non pagare. Cioè ruba. Te lo dice uno che compra praticamente tutto originale (possibilmente come fondo di magazzino) e che viene considerato un pazzo da tutti quelli che conosce salvo poi sentirsi chiedere "se posso avere in prestito (cioè copiare) Coscie Aperte volume 7 che mi manca?"
Non che la cosa non sia capibile, visto che con tutti i condoni fiscali, gli intrallazzi, gli sprechi di cui si sente parlare, la copia non autorizzata o peggio, a fini di lucro, viene vista come una giusta vendetta, anche se giusta non lo è affatto.
MA SIAMO NELL'ERA DIGITALE !!!
Bastasse questo a convincere la gente a comportarsi meglio...
A mio parere sarebbe necesario una maggiore consapevolezza da parte dei consumatori (ad esempio informandosi maggiormente sui prodotti che si acquistano e soprattutto NON COMPRANDO I CD A 20 EURO!!!) e comunque un rifacimento totale della legislazione in merito. Vi ricordo ad esempio, che secondo la legge attuale, voi non potreste nemmeno prestare ad un vostro amico un CD o un DV, e comunque la priorità dovrebbe essere rivolta alla distruzione di chi la copia la effettua a fini di lucro (cioè ai pirati seri, che spesso vanno a braccetto con la malavita).
Modificato da: 1c0n, Modificato alle 2006/02/14 18:07
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1c0n
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 Senior Internetcratico| Posts: 11 |   | |
Re: - 2006/02/14 18:17
Post doppio.
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Marco Ravich
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 Expert Internetcratico| Posts: 26 |   | |
Re: - 2006/03/02 12:09
Tuttavia ritengo la tua proposta difficilmente realizzabile
Beh questo è un partito politico, quindi se ho postato questa cosa sto cercando di cambiare le cose proprio attraverso la politica.
Non penso che a loro importi granchè di vendere o meno opere valide o di interesse generale.
Ma lo stato invece deve essere interessato a che i suoi cittadini progrediscano culturalmente, per cui può semplicemente infischiarsene di ciò che pensano o fanno le major ed imporre leggi a favore della cultura.
visto che la maggior parte delle persone copia semplicemente per
non pagare. Cioè ruba.
Esatto. Lo stato deve contrastare il fenomeno di quelli che Tariq Krim definisce "free riders" (chi sostituisce l'acquisto coi download), nel suo saggio Etude P2P, a vantaggio dei cosiddetti "samplers" (chi scarica per valutare prima dell'acquisto).
Sono perfettamente d'accordo a combattere la pirateria (sono anch'io un musicista) ma credo - e lo applico nella vita - che prima di acquistare un prodotto culturale io debba poterlo valutare.
Quello che propongo è sostanzialmente una sorta di Shareware per la musica.
Comunque, visto che siamo in un partito credo che dovremmo cercare di accordarci su un programma condiviso...
Modificato da: Marco Ravich, Modificato alle 2006/03/02 12:12
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1c0n
Utente
 Senior Internetcratico| Posts: 11 |   | |
Re: - 2006/03/08 08:19
Marco Ravich scritto:
Tuttavia ritengo la tua proposta difficilmente realizzabile
Beh questo è un partito politico, quindi se ho postato questa cosa sto cercando di cambiare le cose proprio attraverso la politica.
Questo l'ho capito, ma dicendo che trovo la tu proposta difficilmente realizzabile intendo dire che, anche con tutta la buona volonà tua, mia e di Internetcrazia, anche facendo la migliore delle leggi in materia antipirateria,le major non cederanno mai su questo fronte, anche e sopratutto per buoni propositi come quello di far progredire culturalmente un paese. Ne sono la prova l'infinito numero di azioni legali con cui l'industria musicale americana ed europea cercano di annientare il fenomeno P2P.
Marco Ravich scritto:
Non penso che a loro importi granchè di vendere o meno opere valide o di interesse generale.
Ma lo stato invece deve essere interessato a che i suoi cittadini progrediscano culturalmente, per cui può semplicemente infischiarsene di ciò che pensano o fanno le major ed imporre leggi a favore della cultura.
Vedi sopra. Te ne puoi infischiare quanto vuoi, ma non credere che colossi come Sony o altri rimangano con le mani in mano ad osservare i tuoi buoni propositi (che, ti ripeto, io condivido senza indugio) rovinare i loro piani di conquista
Inoltre, tu mi parli di "leggi a favore della cultura": se vuoi aiutare Internetcrazia dovresti essere meno generico e fare qualche esempio pratico.
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Marco Ravich
Utente
 Expert Internetcratico| Posts: 26 |   | |
Re: - 2006/03/11 12:10
Credo che sia sufficiente modificare l'Articolo 8 (Titolo I, Capo II) della legge n. 663 del 22/04/1941, che recita:
E' reputato autore dell'opera, salvo prova contraria chi é in essa indicato come tale, nelle forme d'uso, ovvero é annunciato come tale, nella recitazione, esecuzione, rappresentazione e radiodiffusione dell'opera stessa.
Che potrebbe diventare:
E' reputato autore dell'opera, salvo prova contraria, chi pubblica sul proprio sito internet la stessa.
Semplice no ?
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