Immanuel
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Murray Rothbard sulla Democrazia Diretta - 2005/10/03 21:22
[...]La proposta di Ross Perot per una Democrazia Diretta per mezzo di "assemblee cittadine elettroniche" è la più affascinante ed innovativa proposta per un radicale cambiamento politico da decenni a questa parte.
Eppure è stata accolta con shock ed orrore dall'intero establishment intellettuale-tecnocratico-mediatico. Arroganti sondaggisti, che si sono guadagnati la bella vita sfruttando il campionamento "scientifico", sballate teorie probabilistiche, e frequenti domande tendenziose, lamentano che il voto diretto attraverso telefono o monitor non sarebbe davvero così rappresentativo quanto i loro piccoli campioni.
Naturalmente devono dirlo; la loro sarebbe la prima professione ad essere resa tanto obsoleta nel mondo Perot-iano del futuro quanto il cavallo e le carrozze oggi. I sondaggisti non convinceranno nessuno con i loro argomenti; poichè se avessero ragione, il pubblico avrebbe abbastanza buon senso da realizzare che in tal caso sarebbe più "rappresentativo" e "democratico" abbandonare il voto del tutto, e lasciare che fossero i sondaggisti a decidere.
Quando guardiamo oltre le fin troppo prevedibili accuse di "demagogia" e "fascismo", sarebbe bello se gli oppositori si presentassero a noi con degli argomenti contro la proposta. Ma quali esattamente sono gli argomenti contro la democrazia diretta elettronica?
L'argomento standard contro la democrazia diretta recita quanto segue: la democrazia diretta era buona, e meravigliosa nelle assemblee delle città coloniali, dove ogni persona poteva familiarizzare con i problemi, andare in municipio, e votare direttamente su questi problemi. Ma, ahimé, che sfortuna!, la nazione è diventata troppo larga e troppo popolosa per il voto diretto; per ragioni tecnologiche, quindi, il votante ha dovuto rinunciare ad andare di persona nelle assemblee dove si discutevano i problemi del giorno; egli ha dovuto necessariamente affidare il suo voto ai suoi "rappresentanti".
Bene, la tecnologia va avanti, e il voto diretto è stato, ormai da qualche tempo, fin dall'età del telefono e della televisione, e ancora più di recente con il computer e l'interazione con la tv, tecnologicamente realizzabile. Perché allora prima di Ross Perot, nessuno se ne è accorto ed ha preteso una democrazia diretta hi-tech? E perché, quando Perot ha fatto notare questo punto, tutta l'elite ha reagito con paura e costernazione, come di fronte al volto della Medusa, o allo stesso modo con cui un vampiro reagisce di fronte alla Croce?
Non potrebbe essere che -- nonostante tutta quella manfrina sulla "democrazia", tutta la loro rituale denuncia per l'"apatia" dei votanti e l'appello ad una maggiore partecipazione -- la partecipazione è invece proprio quello che le elite non vogliono?
Non potrebbe essere che tutto quello che la classe politica: politici, burocrati, intellettuali e apologi mediatici del sistema, realmente vuole è più voto da gregge di pecore, per ratificare semplicemente la continuazione e l'espansione dell'attuale sistema, dei partiti Demo-publicani e Republi-cratici, delle insulse scelte tra Pinco Panco e Panco Pinco?
Per tutti i critici che si preoccupano che in qualche modo la Costituzione Americana, la Costituzione che è stata un guscio fantasma e una parodia per molti decenni, ne soffrirà; la risposta corretta è quella Perot-iana: nella costituzione il sistema bipolare, e ancora di meno i partiti Democratico e Repubblicano, non sono neanche menzionati, e nemmeno suggeriti.
Il solo possibile argomento contro la democrazia diretta, ora che l'argomento tecnologico è obsoleto, è che le scelte del pubblico sarebbero sbagliate. Ma in questo caso: ne seguirebbe direttamente che il pubblico non dovrebbe votare per nulla, poiché se al pubblico non dovesse essere permesso di votare sulle questioni che influenzano le loro vite, perché gli dovrebbe essere permesso di votare per della gente che prenderà queste decisioni per loro: per il Presidente, per il Congresso, etc.? Forse questa logica è la ragione per cui gli isterici oppositori delle assemblee democratiche elettroniche si riducono agli insulti; poichè avanzare un tale argomento li condannerebbe al ridicolo e all'indifferenza.
In altre parole: se tale logica fosse svelata, sarebbero gli oppositori del progetto di Perot ad essere più sospettabili di "fascismo" di quanto non lo siano i suoi sostenitori.
Pergiunta, avanzare un simile argomento ignora un punto vitale: che le decisioni della classe politica bipolare e parassita che ha governato questa nazione per decenni sono state così deprecabili, e riconosciute essere così deprecabili dal pubblico, che quasi ogni cambiamento da questo miasma e da questo ingorgo sarebbe un miglioramento. Anzi - per citare io stesso un recente sondaggio -- l'80% del pubblico americano ritiene necessario un cambiamento radicale nel sistema, e quindi abbraccerebbe volentieri il cambiamento proposto da Ross Perot.[...]"
- Murray Rothbard (1926-1995), economista americano e teorico dell'anarco-capitalismo
Articolo originale: http://www.mises.org/econsense/ch30.asp
Modificato da: Immanuel, Modificato alle 2005/10/18 12:25
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Libertarian
Visitatore |
Re:Murray Rothbard sulla Democrazia Diretta - 2005/12/21 14:28
Da libertario molto influenzato da Rothbard, credo che la democrazia, diretta o indiretta che sia, rappresenti più che altro un problema, in quanto forma di politica.
99 persone che vogliono formare un'orchestra non hanno il diritto di imporre ad 1 violinista di entrarci, se non vuole. E siamo 99 contro 1. Figuriamoci su problemi reali, dove i gruppi possono dividersi in 26 25 25 24 e il gruppo da 26 decide per tutti (con i soldi degli altri).
Il punto è che la democrazia non rende legittima l'imposizione violenta di una volontà particolare sull'intera collettività.
La soluzione che prediligo è ridurre l'ambito delle decisioni politiche al minimo indispensabile (se fossi anarchico convinto direi a zero), e lasciare i singoli individui liberi dall'oppressione delle oligarchie e delle maggioranze.
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